Parlavamo giusto poco fa degli sconti Einaudi. Ecco, spulciando nel catalogo online in cerca di titoli da infilare nella “lista della spesa”, scopro questo libro appena pubblicato nella collana ET Geografie, che vi segnalo brevemente. “Senza volo“, s’intitola. “Storie e luoghi per viaggiare con lentezza“, si sottotitola.
Per farvi un’idea, cliccate la copertina, o, ancor meglio, qui.
Ecco. Poi volevo parlare del “viaggiare lenti”, di quanto mi piaccia, a me, e cosa significhi, e quanto “filosofia di vita” possa arrivare ad essere. Mentre ci pensavo però m’è passata la voglia. Che oggi - mi son detta -, comunicare, meglio di no. Intanto, del libro ve l’ho detto. Poi fate voi.

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piacciono anche a me i viaggi lenti
non come “ferie” sia inteso… quando io e Nathan ci mettiamo in testa di perlustrare una città, una regione o uno stato scatta l’ansia da prestazione ed ingordigia di viaggio… tutto tutto non ci deve scappare niente!
però, quando accade di dover andare da qui a lì, in treno magari, con le ferrovie italiane magari, non rimane che mettersi all’anima di viaggiare lento!
È quello che ho fatto venerdì! l’ultimo atto di corsa della giornata è stato quello di uscire da lavoro e correre al bus, poi lento! lenti 45 minuti dal mio contato a smn, lenta attesa del treno, lenta attesa della partenza in ritardo, lenta accettazione di aver perso la coincidenza ecc
in tutta questa lentezza la cosa bella è che riconquista il piacere di osservare, di guardare, di pensare e riflettere!
ma bisogna avere la stoffa per viaggiare lento e forse io non ce l’ho…
cosa dice il libro? sono andata fuori tema?
a pensarci bene, anche io, una volta arrivata a destinazione, mi faccio un po’ prendere dall’ “ansia da prestazione”!
Sono molto lenta, invece, nel tragitto “da-a”: in Italia, solo trenini regionali, di quelli che fermano a tutte le stazioni (anche nelle stazioncine fantasma, perdute nel bel mezzo del nulla) e che ti costringono a fare tre cambi - minimo!! - per arrivare da un posto ad un altro.
Penso che il messaggio di fondo del libro sia proprio questo: riscoprire la bellezza dell’ “andare” a discapito dell’ “arrivare”.
Ed è un bel messaggio, secondo me. Non solo per quanto riguarda il “viaggio” in senso stretto.
ps: bellissima la tua “lenta accettazione di aver perso la coincidenza”!