Uff. Domenicaccia ![]()
Da una parte mia sorella, in ospedale con il suo secondo “pneumo-torace” (niente di grave eh, per fortuna… Ma è pur sempre ricoverata con un tubo nel polmone, e per giunta in quel fatiscente reparto che è il Chirurgia toracica del Careggi di Firenze, in cui domani dovrò andare senza averne la minima voglia…piccola egoista che non sono altro…).
E dall’altra io. Io che…boh…io che…
«…mi reggo tra passato ed avvenire
o com’è giusto, o come il cuore tollera.»
Io che stasera non ho parole mie, e riesco a riconoscermi solo nei versi di un poeta morto (Luzi, nella fattispecie). E non è un buon segno. Io che mi conosco lo so, che non lo è affatto. Anche se un minuto fa, affacciata alla finestra per l’ultima sigaretta, ho scorto la prima lucciola, tra gli ulivi. E allora forse va bene così, che questa giornata antipatica si chiuda con l’intermittente bagliore di un ricordo d’infanzia. Un ricordo particolarmente scemo, tra l’altro. Tenero, ma scemo.
Da piccola l’arrivo delle lucciole era una festa. Una festa un po’ venale, a dir la verità. Correvo in giardino, eccitatissima all’idea di catturarne quante più possibile. Perché i bambini in fondo sono sempre un po’ stronzi, seppur con infinita delicatezza; e io non facevo eccezione. Poi, con tutte le precauzioni del caso, rinchiudevo le “prigioniere” sotto ad un bicchiere (ignorando l’intervento repentino di mio babbo, che appena salivo in camera le restituiva alla notte, sane e salve): ogni lucciola mi “fruttava” mille lire. Credevo che le “fabbricassero” in qualche misteriosa maniera, le banconote; che avessero in quei loro minuscoli corpicini un organo preposto alla loro creazione, una sorta di Zecca pret-à-porter (bisognerebbe che un giorno provassi a raccontarla ad uno psicanalista, questa cosa qui…chissà cosa mi ci tirerebbe fuori!
)
Era ancora il tempo delle millelire marroncine, quelle con Marco Polo (emesse, leggo su Wikipedia, dal 1982 all’88): sbertucciate, ridotte a un velo sottile e molliccio: erano perfette per sembrare cacca di lucciola. E io così le chiamavo, le millelire. Ero certa che quella fosse la loro unica, vera e plausibile provenienza.
Fu geniale, Alberto Savinio, nell’intitolare uno dei suoi libri più belli Tragedia dell’infanzia: se continuassimo ad essere bambini anche da grandi, non conosceremmo confini. L’infanzia è una tragedia. Ma solo perché finisce. Indelicatezza imperdonabile, da parte sua.
E allora, tra il “passato” e “l’avvenire”, io stasera sto con il passato. Sto con la cacca di lucciola e con l’ingenuità che mi ci faceva credere ciecamente. Non sarà “giusto”, ma è ciò che “il cuore tollera”, stanotte. Buonanotte ai naviganti. E’ decisamente ora di dormire.

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Ho appena finito di scrivere un articolo, il secondo quest’oggi… cosa non si fa per un benedetto tesserino??!!
Forse è banale chiedere come stai, ma spero bene, amica ritrovata! ti aspetto su msn…
Y BUENA VIDA
Buondì, Piccolo Scrivano Catanese!
Non è banale chiedere “come stai”, se a chiederlo è una persona come te.
Son giornate un po’ così, le riempio con troppo caffè e troppe sigarette. La sera mi ritrovo spezzettata e instabile come una manciata di coriandoli grigi, che basta una brezza leggera per sparpagliarmi ovunque. Va bè.
Due articoli in un giorno? Pensa che io, anche ai “tempi d’oro”, ci impiegavo una settimana per scriverne uno
Ti auguro una giornata zeppa di “piccoli ma efficaci accorgimenti”,
S.
Buongiorno a te,
mi si presenta una giornata abbastanza piena, quindi ho fatto il pieno di caffè e sono pronto a partire! (sarebbe anche ora, visto che sono le 10e30!!)
Auguro anche a te una giornata intensa, di quelle che quando arriva la sera sei contenta -e soddisfatta- di aver vissuto. I coriandoli lasciamoli per carnevale
Un abbraccio,
Y BUENA VIDA
@Capitano: ….e pensare che io lo detesto pure, il Carnevale
sai, barbottina, in una lunga intervista sulLa Stampa di oggi, woody allen si lascia scappare che tutta la vita, e non solo l’infanzia, dalla nascita al suo epilogo, non è altro che una lunga tragedia. L’avrà detto in senso saviniano?
di sicuro avrà avuto in mente la visione che i greci classici avevano del destino. Fortuna, però, che esistono le commedie, queste parentesi agrodolci di una lunga strada tragica. Fortuna che, come lui, esistono ancora bambini cresciuti che non hanno smesso di andare a caccia di lucciole.
@Nathan: hai ragione. Fortuna che esistono anche le commedie.
Solo che preferirei fossero distribuite in maniera appena un po’ più “oculata”, nel corso di quella lunga strada. Così, giusto per poter riprendere fiato più spesso…
Diciamo che la “programmazione” ogni tanto lascia un po’ a desiderare
Ad ogni modo, nell’attesa della nuova “stagione”, pedinare lucciole e regalare libri, effettivamente, aiuta