Ho rimandato L’arte di morire di Paul Morand per “trastullarmi” con due letture leggere leggere, in questi giorni. Che fanno compagnia senza richiedere eccessiva “serietà” o attenzione: come una chiacchierata svagata davanti a una tazza di caffè, che sta a suo agio tra una sigaretta e un sorso. E’ questo che, per il momento, preferisco.
Tra una mezza giornata di lavoro e l’altra, passo ore calme e buone in giardino, quasi inconsapevoli, come fossi intenta ad una sorta di convalescenza paziente e silenziosa. Mi sento un po’ un personaggio della Montagna incantata di Mann: mi circonda un’atmosfera sospesa, densa di parole solo pensate, di idee astratte, ma anche di piccoli, fondamentali bagliori di meraviglia. Di quelli che con la loro purezza incondizionata talvolta riescono a farmi esclamare, seppure con il mio solito beneficio del dubbio: «forse ne vale un po’ la pena. Forse»,
Ieri, per esempio, mentre stavo leggendo all’ombra, ad un tratto mi sono arrivate lievi folate di note: Mrs. Robinson di Simon & Garfunkel; qualcuno che lavorava nella vigna e si teneva compagnia con un po’ di radio, probabilmente. Ho posato il libro e l’ho ascoltata - ora più chiara, ora più lontana e indistinta, a seconda della direzione del vento -, e canticchiata, godendomi quell’inattesa colonna sonora. L’ho accolta con le mani aperte, come un regalo. Un attimo prezioso e fragile.
Poco dopo, un’upupa si è posata a pochi centimetri da me: lo sento spesso, il suo verso inconfondibile, nei pressi del mio giardino; ma raramente riesco a scorgerla, e mai l’avevo avuta così vicina.

Probabilmente ero così immobile e intenta nella lettura da essermi quasi “mimetizzata” col verde che mi circondava, ecco perché, sentendosi al sicuro, mi ha gironzolato un po’ intorno, prima di alzare repentinamente la sua buffa cresta a ventaglio e volar via. “Aligero folletto“, la chiamò Montale: folletto alato; rivalutando la sua magia, spesso offuscata da una fama cattiva quanto insensata di “uccello dei morti”. In questo mi è sorella, l’upupa. Tutte e due, con la nostra ingiusta “lettera scarlatta” cucita sul cuore.
Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.
(E. Montale)

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Buonasera!
Ma certo che mi ricordo (se sei chi penso io!)!
Dunque, dunque… Nadir magazine, zona di Firenze… sbaglio? se la risposta è sì chiedo venia, ma se c’ho azzeccato… ciauu!
Strano incontrarsi di nuovo nel mare della rete! come stai? io ho anche cambiato contatto msn, ma c’è un indirizzo di posta sul mio blog… a presto!
BUENA VIDA
p.s. mi rendo conto che se mi sbaglio è una colossale figura di m***a!!!
SUERTE
Ho un piccolo balconcino incastonato tra palazzi grigi e senza storia..dove ho molti vasi di piantine..fiori..beh..con mia infinita gioia un merlo ha scavato in un vaso e ha fatto il suo nido..ora sta covando tre uova..un caro saluto a te..anche da parte di Esteban..
Io l’ho vista domenica mattina. L’upupa, intendo. E’ stata così compiacente da rimanere a pascolare sotto ad un tiglio per cinque minuti buoni
@Pan: già, per nostra grande fortuna ogni tanto ci fanno di questi regali, gli animali.
…Magari lo fanno perché gli facciamo tenerezza: ci vedono lì, con lo sguardo estasiato, e decidono di fermarsi per un po’ di più
Sì, bisogna ammettere che è un regalo non da poco. A proposito di animali… quindi secondo te mi serve un formicaio, eh? Cominciavo a pensarlo anche io. Mi chiedo però se costerà più prendersi cura di due o tremila formiche, o pagare un divorzista.
Tornando seri. Bellissimo blog, ti seguirò spesso.
@Pan: effettivamente, forse è meglio che ti metti l’animo in pace, per quanto riguarda il formicaio. A pensarci bene, un marito può sempre tornar utile, di quando in quando
Se un giorno me lo dovessi prendere io (più probabile un formicaio che un marito), prometto che sarai la prima a cui racconterò l’esperienza!
ps: contenta tanto che questa mia casetta stramba ti piaccia, davvero